Questa presunta digitale eternità (porno amatoriale)

chissà se mi ricorderai
anche senza esserci toccati
che poi a me che cosa cambia
se sto dentro o fuori i tuoi ricordi
se ci sarà qualcosa
un luccichio, un cielo
un odore o un posto
dove ti sentirai chiamare
dove mi vedrai riflesso
come uno scherzo della mente
dopo calici di quel rosso bello spesso

è ancora una sindrome senza nome
questo terrore di scomparire
aggrappati ai simulacri digitali
manco fossero reali
a scopare per non passare
come fanno quegli attori
nei presunti amatoriali
e io che imito nessuno
mi viene quasi da ridere
mi viene spesso da ridere
mi viene proprio da ridere
che ci inventiamo ogni cosa
pur di non farci dimenticare
e a ogni tentativo
finiamo per essere
sempre più uguali.

[ soundtrack: Scritto sulla pelle | Negrita ]

Non ci scusiamo per l’interruzione

avevamo sospeso il rumore
gli anestetici socialsintetici suoni,
per sventolare il nostro nudo silenzio
la nostra libertà ritrovata
come l’intima eroica pausa
da tutto quello che ancora non gira
dagli strattonamenti, dalle forzature
dall’ingordigia che ingoia l’amaro
per risparmiarti anche oggi di finire da sola
che lascia segni che non basta una doccia
tatuaggi che li vedi soltanto
illuminati dal led di certi ricordi
sotto le coperte
in quelle notti che non dormi.

avevamo sospeso i segnali
allargate le ali, deviata ogni rotta
che non conducesse a un sorriso
a un amplesso dorato
a un unicorno sognato
al dirupo tra le tue labbra
dove mi schianto, dove ci vivo
dove l’abisso si apre
e ogni cordone è reciso
siamo soldati che si baciano
al centro di una folle guerra che nessuno ha deciso.

[ soundtrack: https://goo.gl/Du8ZzS ]

La pelle subito rossa e il suo maglione giallo qualcosa

Così la guardo bene
prima che se ne vada con qualcuno
qualcuno che si capisce subito
con molto più senso di me
qualcuno col colletto stirato, i soldi da parte
la faccia pettinata e gli occhi da buono

così la guardo bene mentre si tiene la testa
per ricordala anche se non conviene per niente
con quella sua pelle subito rossa
il suo maglione giallo qualcosa
e gli occhi che anche fra duecento anni
non avrò capito ancora

se mi hanno visto o se mi hanno guardato
se hanno detto niente o se mi hanno parlato
se è vero che coi miei per un attimo hanno anche danzato
o se è tutta una storia che in preda alle nuvole mi sono inventato.

[ soundtrack: https://goo.gl/JTbQFT ]

L’alta fedeltà di Bart sull’oceano ( Splendidi e poetici, struggenti trentenni )

santamaradon34a

 

 

 

 

 

 

Se penso ai film, ricordo benissimo di uno che non sapeva scendere dalle navi, e sulle navi si innamorava di una che era la donna della sua vita, ma di quel genere di donne che arrivano una volta, se arrivano, e non sempre sono facili come boccate d’aria dopo un temporale in Aprile, neanche come una spolverata di cacao sulla schiuma del cappuccino o la ciocca di capelli infilata dietro l’orecchio mentre la ragazza con le efelidi e gli occhi blu sorride, alticcia, fumata e felice, all’uomo sbagliato nel mezzo di una sera di luglio agli Imbarchini e nove mesi dopo celebrerà il suo Natale. Così lui che non scende mai da quel cazzo di oceano le dedica le sue playlist, che quando avevano girato il film si chiamavano compilation, anche se stavano già morendo sbranate dal digitale e forse era proprio il terrore del digitale che le rendeva così importanti, perché è quando resistiamo o lasciamo andare che il gesto si fa poetico all’infinito, ed è uno strazio splendido che i trentenni a volte non riescano a uscire da questa idea di poesia, o dalla poesie in generale, mentre i compagni o le compagne li guardano mentre fingono di divincolarsi dalla trame che il mondo ha scritto per loro, ma di cui loro non vogliono sapere e svicolano e resistono e mollano, e resistono e mollano, e se non si hanno implicazioni forti nelle loro storie, se non dipendiamo da loro in alcun modo o viceversa, bisogna ammettere che sono uno spettacolo come pochi altri, questo bisogna ammetterlo. Così nella sala macchine ecco il nostro trentenne a lanciare palline contro il muro insieme al suo amico poetico come lui, ma che non finge di volersene andare via da quella pallina, da quel muro da quella sala macchine, in barba alle lauree, alle promesse, al tempo, alla faccia che cambia i connotati, e alle ex che ti guardano pietose e tu lo stesso perché sono ingrassate e hanno ottenuto tutto quello volevano e nulla di quello che volevano lo volevi tu. E quasi sorridi mentre il cielo su Torino cammina al tuo fianco, alzi il bavero del giubbotto e col gesto più dignitoso di cui sei capace strizzi gli occhi, corrughi la fronte e ti accendi quella sigaretta, che sarà forse l’ultima, perché la poesia dell’incertezza per te è irrinunciabile e per questo hai sempre amato il pallone e quelle sue traiettorie che per farle perfette ci vuole costanza, ma sono lontane dall’essere scienza, come l’amore per sempre, che quella notte ti han pinzato con una puttana, ma non sanno che tu l’amore eri andato a cercarlo proprio là, che fare figli e starne senza è proprio un’ipocrisia che non ti va.

 

[ soundtrack: “Non torneranno più” – Negrita || https://goo.gl/SqePmQ ]

LA RAGAZZA DALLA FELPA NERA COL CAPPUCCIO SOTTO IL CAPPOTTO, E I GHIRI

Sto pensando a come dirti che sei bellissima
in un modo che ancora nessuno lo ha fatto prima
con parole perfette che hai davvero mai sentito
come larigliesie, scibù, sanlasò e t’amerò
quando meno te lo aspetti eppure più lo vuoi
faremo esplodere il natale, faremo il bagno in mare
sotto la neve e fiocchi enormi che ti planano
sui capelli che si sposano col vento
e avranno cento figlie e ognuna con un nome
che sarà quello di una canzone
di quelle che ti dedico quando non trovo le parole
di quelle che mi fisso e che ti obbligo a cantare
quando siamo chiusi in macchina sotto il temporale
quelle che nessuno lo sa se siano mai esistite
come l’amore, dio, i ghiri o l’araba fenice.

 

[ soundtrack: https://goo.gl/E6S6Ca ]

Coca zero per digerire il tempo e tutto quanto (come mantenere la calma quando a un poema introspettivo rispondono con monosillabo e faccina)

«Hai presente quanto tempo è passato
quanti insetti e quanti peli
avrai ingoiato e sostanze psicotrope
insieme alle riproduttive e dietro coca zero
per digerire, tu che mangi solo sushi
che sa al massimo di soia
ma ti sembra normale…

Hai presente quanto tempo ho scansato
quanta biancheria ho accumulato,
calze da due euro per due giorni
di gloria senza lavare niente
e mutande di carta cinesi rubate
in mezzo a una notte che ti cercavo
ma ti sembra normale…

Hai presente quanto tempo ho deviato
quanti biglietti per sommergibili e arei
tanto che ieri stavo per spuntarti in cucina
ma i signori del periscopio hanno incrociato le braccia
prima di lasciarle cadere quando gli ho detto
che pensavo che quel che pensavo era che ti pensavo
ma ti sembra normale…

Hai presente quanto tempo ho ammazzato
per superare i livelli e arrivare al castello
lì dove scopa la mia Zelda ingorda
d’amore, di mondo e di quella specie particolare
di sogni che si fanno realizzare, toccare, sbranare
che c’hanno provato mille e due volte a insegnarmi
che col tempo ci fai tutto, ma proprio non lo inganni
ma dico io,
ti sembra normale…»

«No 😉 »