Così come tutto si spiega

Dicono che dai periodi peggiori
escano poi le cose migliori,
ecco tu sei la cosa migliore
uscita da questo periodo di merda.

Vorrei spiegartelo meglio,
ma se andrà tutto bene,
quello che ti voglio dire vedrai
che si spiegherà da solo…

Si spiegherà come un rotolo di carta bella,
una pergamena, del nastro colorato
per bambini che s’inseguono in cortile,
come il filo delle cuffie nuove
che ti ho regalato ieri
per spiegare il tuo sorriso
tutto accartocciato da un’estate,
diciamo, non proprio gentile,
si spiegherà come le ali
di un gabbiano che davanti alla solita alba
decide di dar retta
a un istinto e attraversare l’oceano per intero,
come le ali di tua madre
che la sento volteggiarci sopra
tutte le volte che siamo insieme,
come la fiaba che mi raccontava mio padre,
la mia preferita, quella che senza non prendevo sonno,
anche se forse era solo per tenerlo lì,
seduto sul bordo del letto,
e per questo la fiaba era quella più lunga…

Si spiegherà
come fa maggio coi tuoi vestiti,
come fa ogni sbadiglio con le tue braccia,
come tutto quello che ti vorrei dire,
ma ancora… ancora non posso.

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Porno d’amore quotidiano

Sogno un big mac
un filtro che non c’è
la maglietta del Chè
ma fosforescente
la tazza di Kill Bill
anche se Bill da un pezzo ormai è dead
e le foto in nero e bianco
di me e di te
che mi scrivi di te
purtroppo non mi stanco
che mi mandi i selfie sconci
e ti dico “cazzo, sto guidando!”
e se continui così finisce che poi sbando
e che ti devi cercare un altro
per finire questo porno d’amore quotidiano
che stiamo girando.

[ soundtrack Somebody’s baby di J. Brown ]

Déjà vu (e i mancati soggiogamenti del mondo)

Con te il rischio è quello
di ritrovarmi scagliato contro
tutto quello che ho che non va,
come servizi di piatti che volano in cucina
tra due sposi intenti ad addomesticarsi,
tu che mi conosci così bene
senza avermi chiesto niente,
perché credevo l’onestà
avesse chissà che potere
e la poesia portasse avanti
e indietro e ovunque nel tempo
e nello spazio, senza chiedermi
fino a dove o per chissà quanto.

E tu che mi guardi in silenzio
e pensi che con tutto l’amore dichiarato,
avrei come minimo dovuto soggiogare il creato,
sputare fuoco sui tuoi pretendenti
e in tutto invece ho preso un aereo
per andare manco troppo distante
e penso che avremmo dovuto scopare o ignorarci,
e penso a tutto il tempo perso,
che nonostante tutto ha dato un senso
a certe rivoluzioni e alla casa che sto costruendo
per ospitare comodi tutti i tuoi fantasmi
e a un certo punto, vedrai
che lo troverò il momento buono
quello perfetto
anche per dimenticarti.

[soundtrack: E sia splendido (Déjà vu) – Negrita]

Maledetti americani (un clacson, una sirena ed è già domani)

Mi chiedi di restare,
di aiutarti a scoprire
dove vanno a finire i tuoi cigni,
quando tutto il laghetto
l’hai pianto.

Di prenderti sul serio,
nel senso di scoparti forte
abbastanza almeno
per scombussolarti l’ascendente
e il segno.

Ma non pensi ci meritiamo una vita
impossibile da riassumere
da quel fallito sadico di Brezsny.
E senza quegli imbecilli sempre pronti
a regalare depressioni a piene mani coi “vedrai
realizzerai tutti tuoi sogni,
non c’è niente sia impossibile,
se non ottieni ciò che vuoi
è soltanto colpa tua”,
e io penso maledetti
maledetti americani.

Penso che non mi sono mai piaciuti
però neanche gli Inti Illimani. Che certe cose
le capisci la prima volta che vi sfioriate le mani.
Quando la vedi chiudere gli occhi, poi un clacson,
una sirena, un brevissimo silenzio
ed è già domani.

Non ti amo, sfacciatamente

Non credo di poterti dare molto.
Non certo adesso. Forse però neanche tra un po’.
Penso che se la sorte sarà incline
a tenermi in piedi ancora per diversi anni,
ho come l’impressione che neanche quelli
saranno sufficienti a me per darti
tutto quel poco che tu desideri.

Siamo così sfacciati
quando si tratta di togliere
e così pieni di pudore
quando ci è data l’occasione di dare.

Ti avrei amata sfacciatamente,
ma sono stanco. Che poi non è neanche questo.
Ti avrei amata sfacciatamente,
ma non ti amo. Non ti amo
e non ti amo sfacciatamente.
E qui ritorniamo daccapo:
dare e amare con pudore,
non amare e togliere senza.

Si vede che le inventiamo tutte
per non abituarci alle beatitudini del cuore.
Preferiamo tenere gli occhi socchiusi
quando il sole è pieno e il cielo canta.
Così almeno quando calerà l’inverno
penseremo di non aver perso poi tanto,
e tiriamo avanti così, con gli occhi socchiusi,
chiedendo “permesso” e “mi scusi” alle ultime goffe emozioni,
manco fossimo passeggeri educati tra una fermata e l’altra di un tram vuoto.

Questa presunta digitale eternità (porno amatoriale)

chissà se mi ricorderai
anche senza esserci toccati
che poi a me che cosa cambia
se sto dentro o fuori i tuoi ricordi
se ci sarà qualcosa
un luccichio, un cielo
un odore o un posto
dove ti sentirai chiamare
dove mi vedrai riflesso
come uno scherzo della mente
dopo calici di quel rosso bello spesso

è ancora una sindrome senza nome
questo terrore di scomparire
aggrappati ai simulacri digitali
manco fossero reali
a scopare per non passare
come fanno quegli attori
nei presunti amatoriali
e io che imito nessuno
mi viene quasi da ridere
mi viene spesso da ridere
mi viene proprio da ridere
che ci inventiamo ogni cosa
pur di non farci dimenticare
e a ogni tentativo
finiamo per essere
sempre più uguali.

[ soundtrack: Scritto sulla pelle | Negrita ]

Non ci scusiamo per l’interruzione

avevamo sospeso il rumore
gli anestetici socialsintetici suoni,
per sventolare il nostro nudo silenzio
la nostra libertà ritrovata
come l’intima eroica pausa
da tutto quello che ancora non gira
dagli strattonamenti, dalle forzature
dall’ingordigia che ingoia l’amaro
per risparmiarti anche oggi di finire da sola
che lascia segni che non basta una doccia
tatuaggi che li vedi soltanto
illuminati dal led di certi ricordi
sotto le coperte
in quelle notti che non dormi.

avevamo sospeso i segnali
allargate le ali, deviata ogni rotta
che non conducesse a un sorriso
a un amplesso dorato
a un unicorno sognato
al dirupo tra le tue labbra
dove mi schianto, dove ci vivo
dove l’abisso si apre
e ogni cordone è reciso
siamo soldati che si baciano
al centro di una folle guerra che nessuno ha deciso.

[ soundtrack: https://goo.gl/Du8ZzS ]