APPROCCI (L’ETERNA LOTTA COL FRIENDZONING) 2017

– sai, scusa se te lo dico così, che non c’entra niente e avrai già mille altri pensieri…
– dimmi quel che mi devi dire e scopriremo se avrà avuto senso scusarsi o meno o se invece mi stai facendo solo perdere tempo … (cos’è questa pausa cinematografica inutile. perché non parli? sei carino, ma non so chi sei. su instagram ho tanti di quei follower più fighi di te che è meglio che quel che devi dire sia rilevante, altrimenti rischiamo che ti dica anche cose poco carine. che mi dovrai mai dire? che mi hai vista correre al Valentino e non sei riuscito a levarmi gli occhi di dosso? lo so, ho un culo che non fa prigionieri. però perché tutta questa suspance che non va manco più di moda. non mi dire che stai imbarazzato a parlare con me? grande e grosso come sei… fossi in te mi farei vedere da qualcuno, cucciolotto bello… perché o sei imbarazzato o soffri di apnea diurna oppure ti sei improvvisamente ricordato di avercelo piccolino e credo ci sia uno specialista per ciascuna di queste patologie)
– (volevo dirle che era bellissima, ma ma ma.. adesso me la sto facendo sotto, così sotto che manco l’Esorcista… e mo’ che le dico? ragazzi ci serve un piano B!! piano B subito!! Exit strategy!!su, se le diciamo ch’è bellissima questa ci ride in faccia. “Ci penso io!!” Dimmi, Di Nozzo – una delle mie audaci menti pensanti interiori, co-protagonista bullo della serie NCIS – “le diciamo che sullo skate va da schifo. Citiamo “The End of the F***ing World”. O la va o la spacca. Se l’ha visto bene, se non l’ha visto lo vedrà e si pentirà di averci sfanculati. Va bene. Ci sto) … Ti ho vista sullo skate. Fai schifo.
– Bel tentativo, peccato che non abbia mai messo piede su di uno skate. Ma quanti anni hai? Ancora le serie tv? Alla tua età mio padre aveva già una figlia e mia madre stava aspettando me (se dice qualcosa di furbo potrei anche uscirci. carino è carino. e poi adoro The End of the F***ing world. sarò stata troppo dura? ragazzo mio, se vuoi che scopiamo un po’ dovrai ben sudartela! su, spara la tua cartuccia e vediamo se hai un briciolo di palle! Ma che fa? Piange? No, davvero? Non ci credo. E io che sognavo mi dicesse che ero bella o una cosetta così. Va be’, oh, io non c’entro… è evidente che c’aveva dei pregressi… mica è colpa mia… ora lo schivo, gli sorrido… pliè e sticazzi)

[ due cose:

– questo è quasi l’ultimo brano di questo blograccoltadicose che tra un po’ di tempo andrà offline. Cambierà forma? Letargo estivo? Perirà? Eutanasia svizzera? Non mi è dato saperlo. Però è stato divertente, ma soprattutto è stato uno stupendo catalizzatore di pensieri più o meno frivoli(vitali per la mia sopravvivenza in queste mortali spoglie), messaggi in bottiglia (arrivati spesso a destinatari sbagliati, oppure al destinatario giusto ma nel momento sbagliato o al destinatario giusto, al momento giusto, ma nel modo sbagliato…), riflessioni allucinate su ciò che è e ciò che non è, ciò che sarebbe e ciò che sarebbe stato se non fosse che … – mi sono perso.

– relativamente al brano qui sopra: di questa cosa degli approcci avevo già scritto, immaginandoli negli anni ’90 e lo si trova al seguente link https://simonepapo.wordpress.com/2018/04/24/approcci-baccagli-1995/ ]

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APPROCCI (baccagli) 1995

– sai, scusa se te lo dico così, che non c’entra niente e avrai già mille altri pensieri…
– (oddio, che vampata… guarda che occhi… chissà che mi sta per dire… se mi chiedesse la mano ci starei… ma probabilmente vuole sapere dov’è la macchina del caffè, mi sa di uno nuovo… e poi perché proprio a me dovrebbe chiedere la mano, che qui non sono neanche la più bella… avrà poca stima di sé? non credo, con due occhi così e quei capelli… magari vuole chiedermi di uscire… e che gli dico? che sto uscendo da una settimana con uno e quindi non si può fare? ma una settimana che sarà mai? una settimana non è che uno può già considerarsi impegnato. una settimana ti guardi ancora intorno. anzi, proprio ora che hai più dettagli hai modo di capire se intorno c’è di meglio… come diavolo faccio a pensare tutte queste cose in una frazione di secondo? forse dovrei andare dall’analista, non è normale. lui vede che io sto pensando? e se adesso mi chiede se conosco Alessia, la nuova stagista, quella sì che è una figa pazzesca… a quel punto potrei anche darle il suo numero… magari per sbaglio gli do il mio…) dimmi pure …
– penso che tu sia bellissima…
– (ciao raggazze: è stato bello, addio! il mio corpo non potrà resistere ancora per molto tempo all’impennata della temperatura. sto andando a fuoco. è evidente che dovevo lasciarvi così. “Lucia si è spenta per sempre in uno splendido, ma fatale, imbarazzo”. ho la faccia paralizzata. e le mani? vediamo come sono messe… mani fuori uso. gambe manco a parlarne. io questo lo amo. non glielo posso dire, ma se questa immobilità parlasse direbbe “ti amo, uomo dagli occhi bellissimi!”. però questa paralisi non emette suoni e questo è un problema. saranno passati 4 secondi. cosa puoi pensare di una persona che mentre le parli tace per quattro interi secondi? che si sta preparando per dire qualcosa di memorabile e invece… ecco tutto il memorabile di cui sono capace:) grazie…
– vedi, se non te lo avessi detto adesso, temo che non avrei mai più trovato il coraggio per farlo, figuriamoci se mi fossi messo anche a cercare un momento opportuno…
– (ha detto “opportuno”… penso che gliela darei a novanta nello stanzino delle scope… o mio dio, cosa stai pensando Lucia! vergognati! non l’hai mai data prima di tre settimane o l’equivalente di 3 uscite… Nessuno sconosciuto mi aveva mai detto che sono bellissima. Poveri fidanzati. Ce lo dicono spesso, ma nessuno susciterà mai la reazione di un “sei bellissima” detto da uno sconosciuto…ma mica è colpa loro, siamo noi che siamo fatte strane) …opportunissimo! (opportunissimo? va be’, ciao. ce lo siamo giocate. brave tutte. complimenti per l’impegno, ma si vede che doveva andare così)

SOUNDTRACK Always di Bon Jovi

Coca zero per digerire il tempo e tutto quanto (come mantenere la calma quando a un poema introspettivo rispondono con monosillabo e faccina)

«Hai presente quanto tempo è passato
quanti insetti e quanti peli
avrai ingoiato e sostanze psicotrope
insieme alle riproduttive e dietro coca zero
per digerire, tu che mangi solo sushi
che sa al massimo di soia
ma ti sembra normale…

Hai presente quanto tempo ho scansato
quanta biancheria ho accumulato,
calze da due euro per due giorni
di gloria senza lavare niente
e mutande di carta cinesi rubate
in mezzo a una notte che ti cercavo
ma ti sembra normale…

Hai presente quanto tempo ho deviato
quanti biglietti per sommergibili e arei
tanto che ieri stavo per spuntarti in cucina
ma i signori del periscopio hanno incrociato le braccia
prima di lasciarle cadere quando gli ho detto
che pensavo che quel che pensavo era che ti pensavo
ma ti sembra normale…

Hai presente quanto tempo ho ammazzato
per superare i livelli e arrivare al castello
lì dove scopa la mia Zelda ingorda
d’amore, di mondo e di quella specie particolare
di sogni che si fanno realizzare, toccare, sbranare
che c’hanno provato mille e due volte a insegnarmi
che col tempo ci fai tutto, ma proprio non lo inganni
ma dico io,
ti sembra normale…»

«No 😉 »

SEI DAVVERO FELICE? ALLORA FORSE NON STAI BENE (PT.2)

Possiamo solo sperare che a un certo punto, dopo la lunga striscia di prevedibili sofferenze con brevissime e parziali soluzioni di continuità, che come abbiamo visto hanno poco a che vedere con una concreta e stabile felicità, ma che al massimo potranno essere annotate nella cartella fluo delle “non disperazioni”, si presenti così dal nulla una piccola e fragile frazione di tempo gioioso abbastanza lungo e abbastanza inequivocabile da potersi definire tale. Generalmente avrà a che fare con la stanchezza, il sogno o l’incoscienza: come una piccola flebo di antidolorifico per tirare a campare ancora qualche anno di più alla ricerca di questo orizzonte di serenità al quale aspiriamo, ma che conseguentemente alla nostra condizione di malati terminali dalla nascita non raggiungeremo mai.
– A livello di forma eviterei “tirare a campare”, a meno che tu non l’abbia esplicitata precedentemente come terminologia necessaria, definendone il campo semantico di applicazione…
– Sei proprio un saccente del cazzo. Volevo solo sapere come ti suona e se per te ha senso come conclusione.
– Sono otto anni che ti chiedo di farmi leggere qualcosa, ma ogni volta è come se ti proponessi di abusare della tua cavità orale per i miei porci comodi. Come faccio a sapere se funziona senza leggere il resto.
– Fottitene del resto, secondo te ha senso o è solo la farneticazione di uno sprovveduto?
– Dipende dalle basi teoriche alle quali tu …
– Ha senso? Ti suona bene? La consiglieresti come lettura se quelle fossero le stracazzo di righette della quarta di copertina di un libro?
– Può essere. Certo, convincere qualcuno che la tristezza sia la normalità e la felicità la vera patologia mi pare un po’ azzardato, però è senz’altro originale. Io lo leggerei, ma io non faccio testo. Ho appena finito “La verità sulle ostie che conterrebbero i microchip del senso di colpa”.
– Sarebbe azzardato? Allora spiegami come cazzo è che esistono solo medicine contro la tristezza, contro la depressione, contro l’ansia, contro qualsiasi stato emotivo eccetto la felicità. Ti sembra normale?
– Sì. Perché se una persona è felice si comporta meno nocivamente di una che non lo è.
– Ah certo. Bella cazzata. Invece sai cos’è: quelli felici producono di più e meglio, nient’altro. Uno triste vorrebbe dormire più delle canoniche 6/8 ore o, nei casi di più intensa tristezza, dormire proprio del tutto. Uno triste non pensa a riprodursi e non si impegna in progetti a lungo termine, che per un mezzo depresso anche l’idea di un solo unico minuto può sembrare prossimo all’eternità. Uno che non sia felice tenderà a farsi scivolare molte cose addosso, ad accontentarsi, a non lottare per il progresso, e ai tristi non fregherebbe un cazzo di andare in guerra, oppure ci andrebbero per farsi sparare alla prima occasione e capisci che non sarebbero proprio utili a un esercito che volesse a un certo punto vincere un qualche conflitto, a meno che non sia quel tipo di esercito costituito da soldati che si fanno saltare in aria, ma anche questa è una balla, perché chi si fa saltare in aria per motivi religiosi è generalmente ignorante e le persone tristi è facile che siano molto più sagge ed empatiche di tanti altri. Vedi, essere felici ti mette su di un piedistallo, a distanza da tutto quello che potrebbe tirarti giù. Essere felici e sensibili è più vicino a un ossimoro che a una possibilità.
– Sei pericolosamente in bilico tra la farneticazione e la genialità, e sia quel che sia… il mondo non credo sia pronto per tutto questo.
– Ogni volta che la vedo sono così felice che non so quasi più esprimermi, farnetico, scrivo male e scrivo banalità. Appena si allontana riprendo il senno e mi accorgo delle idiozie che ho detto e scritto e allora mi deprimo e ritrovo me stesso; mi ritrovo lì e non in quella felicità indecifrabile di pochi giorni prima. Quella che chiamiamo serenità, felicità per i più audaci, non è altro che una lunghissima fila di intermittenti momenti di magone, figli del terrore di perdere ciò che abbiamo raggiunto e ottenuto con tanta fatica, o con tanto, troppo culo.
– Io ti starei anche dietro, non mi costerebbe troppo dirti che questa cosa qui ha un suo barlume di senso. Però mi rifiuto: non puoi tutte le volte ripartire da quella stronza.
– Era un Lei ipotetico.
– Con la maiuscola?
– Mi è scappata. Vedi come siete voi felici? Andate a rompere il cazzo con questi dettagli inutili. Per i tristi è tutto o è niente. O è Lei o è niente. Poche cazzate. Il resto scivola giù, scivola addosso… come la pioggia sulla cerata di un pescatore marchigiano.
– Che cazzo ne sai tu della cerata di un pescatore marchigiano?
– Non ne so un cazzo, ma per i tristi l’attesa eterna di qualcuno o qualcosa è come il burro sul pane abbrustolito per un anglosassone: il massimo momento di gioia a portata di mano.
– E le Marche?
– Ci avevo visto un pescatore, una mattina, durante una vacanza, dopo la discoteca, sulla riva con in mano una canna che non finiva più e niente… credo di averlo idealizzato.
– Capisco.

[ musica consigliata: ” Dicono di me “di Cesare Cremonini – non c’è una ragione, se non la ripetizione ossessiva del pronome personale Lei e per il fatto che ascoltavo il suo Live @ Torino durante la stesura. Non che mi debba giustificare, ma un’amica mi ha proposto il live a S.Siro e allora “studiavo”. Anche se Cremonini a S.Siro non sarà eccessivo? Peccatuccio di vanagloria?]