l’invadente serenità di un giovane kebabbaro

– C’è che non si può sempre stare sulla soglia ad aspettare che un ricordo sbiadisca o che arrivi un sogno a salvarci. C’è tanta di quella roba lì in mezzo che rinunciarci è semplicemente controproducente e non in senso astratto, ma proprio è un camion che arriva dritto a tutto a velocità, da distanza ragguardevole, ma con il poco fraintendibile intento di ridurci a poltiglia. Per cui si tratta di ore, giorni e mesi che stiamo lì in mezzo alla carreggiata, manco fossimo dei Gandalf che ti fanno l’incantesimo e salvano baracca e burattini proprio allo scadere dell’ultima scena del film. No, c’è poco da inventarsi, se non ti levi ti appiattiscono. C’è poco da fare, non c’è immaginazione o poteri magici che tengano. Non in questo mondo qui, per il poco che sono riuscito a capirci io, di questo tipo di mondo qui.
– Ci stai provando di nuovo.
– A fare che?
– A insinuarmi il dubbio che un laureato affascinante come me non dovrebbe passare la vita a vendere Kebab. Sei un subdolo! Almeno parla chiaramente, dillo!
– Macché! Però se ci hai pensato, mi sa che ti sei poco innocentemente chiamato in causa da solo. Devi avere ancora un po’ di coscienza non corrotta lì dentro da qualche parte…
– No. Sono corrotto cento per cento. E poi senti, sono l’unico italiano, in Italia, che lavora per un kebabbaro arabo. Ci sarà ben del merito in tutto questo. Perché non lo vuoi riconoscere. Ti scoccia riconoscerlo. Avverto dell’invidia malcelata…
– Invida? Ma che c’hai dentro la testa? Cosa galleggia lì dentro? C’è ancora della vita?
– Ti prego cambiamo discorso. Che ne so andiamo su di un argomento affine. La bagnina bionda. Quella che legge i manga e fa tutte le facce buffe…
– Lavori 10 ore al giorno. Cinque euro l’ora, forse netti, ma mi sa che menti. Non hai una vita sociale. Non bevi neanche più perché a forza di stare là dentro ti sei preso bene delle birre analcoliche, quindi hai anche tagliato le gambe all’imprevedibilità di una notte con sbronza. Quando sei a casa dormi o leggi qualche libro sulla vita di qualche altro disagiato, tanto per sentirti meno solo. Non vieni neanche più a nuotare. Scusa tanto se da amico mi sento in dovere di farti notare che i giorni passano, quado è evidente che tu hai fraternizzato con un solo giorno e continui a rivivertelo con apparente noncuranza e divertimento da almeno dieci anni.
– Fatti i fatti tuo, cara zietta. Sai, ho sempre sognato di avere una zietta di quinto grado che mi iniziasse al sesso.
– Ma che schifo.
– Sarebbe andata bene anche una cuginetta, anche di terzo grado. Di secondo solo se proprio fosse stata figa. Di primo l’avrei accettata solo se fosse stata strafiga e minacciasse di suicidarsi in caso di rifiuto da parte mia.
– Possibile che non ti riesca di guardare il mondo con gli occhi di uno che qui ci vive e non con quelli di uno spettatore al cinema?
– L’ultima volta che ci ho messo piede volevo scoparci. Stavo con Greta e mi sembrava proprio il tipo che faceva quel genere di cose. Anzi, credo mi ci fossi messo insieme proprio perché mi aspettavo quel genere di cose, ma la delusione quando mi disse una cosa come “al cinema? ma sei matto? queste cose si fanno in camera da letto…”. Non ebbi più un’erezione per un mesetto intero.
– Me l’avevi già raccontato.
– Lo so. Era un refresh.
– Poi però siete stati insieme ancora per un po’…
– Sì. Vero. Ancora un mese. Dopo mi lasciò lei, e penso che ti riesca facile capire perché.
– Dani, fai che cazzo ti pare. Tanto arriviamo sempre al punto in cui io mi sento un matto a darti dei consigli e tu ti dimostri coglione più che mai, che poi forse è la tua versione più vera. Dev’essere così. Non c’è altra spiegazione. Sei un coglione e ti ho sopravvalutato.
– Dipende dal termine di paragone. Se mi confronti col Dalai Lama è naturale che io possa risultare un coglione. Ma se prendiamo in esame il 90% della classe politica, sono abbastanza sicuro nessun kebabbaro serio li avrebbe mai assunti, a loro.

………

– Non so perché tutte le volte se la prenda così a cuore. Preoccuparsi per la raggiunta serenità di qualcuno è una roba che mi ha sempre mandato in bestia. Sai quanta gente è stata sedotta a pensare che la propria serenità fosse in qualche modo sbagliata e dopo poco si sono trovati peggio di prima. Insoddisfatti, tra gente di cui non gli frega un cazzo e depressi. Roba che si affogherebbero nella prima bolla per pesci a portata.
Io non dico che sono felice.
Ma dico.
Cazzo.
E se fossi felice solo quando non mi sento costretto ad essere felice?
Potrebbe essere.


No?

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