preferisci sognare d’inverno

La sera prende il sopravvento ed è soltanto questione di luce, perché i quaranta gradi non demordono.
Arrivederci. Arrivederci. A domani. Buona serata.

Trovi eccessivo il numero di gambe che affollano la stazione della metro, quello che era il tuo spazio vitale, d’estate in città, improvvisamente collassa e non ne sarebbe sufficiente il doppio.

Passi mentalmente in rassegna un paio di urgenze lavorative. Gli appuntamenti di domani. Peccato che senza un filo d’aria, la concentrazione non sappia bene dove aggrapparsi per restare in piedi, e cada.

Senti che prima di arrivare a casa ti fregherà tutta quella fragilità che ti tieni dentro con due mani come quando sali sulla valigia per farci stare dentro tutto e non farla esplodere. Ma le braccia non sono più le stesse e la valigia è sempre più piena. E lo vorresti dire a qualcuno “su, aiutami, siediti sopra che io intanto provo a chiudere” o anche “avresti mica spazio per un paio di cose…”. Solo che intorno non c’è nessuno. Nessuno a cui chiedere una cosa del genere.

Sarà che forse c’era traffico su qualche autostrada del destino e chi sarebbe dovuto arrivare ancora non c’è. E quelli che ci sono. Be’, quelli che ci sono non bastano. E gliene hai date di possibilità, ma ogni volta mandano tutto a puttane e allora uno finisce per diffidare. Non impareranno mai e allora vaffanculo. Non puoi continuare a riempire questa cazzo di valigia con la loro roba.

Così ti consegni a due occhi sconosciuti, per una frazione di secondo, tanto per sentire l’effetto che fa. Ed è un bell’effetto, e lo sapevi già, ma non sono ancora loro, così ringrazi, guardi altrove ed è già ora di scendere.

Salire in superficie non ha nulla di prevedibilmente metaforico, a meno che i tre mondi danteschi non vengano disposti al rovescio, se così fosse avresti dovuto cercare una scala mobile che scendesse ancora, e ancora e ancora, e un po’ di refrigerio l’avresti accettato come un piccolo e ragguardevole segno di benedizione.

Fare la spesa.
Ti salverà la corsia dei surgelati.
Poi ti salverà una doccia.
Poi ti salverà la follia che in qualche modo tutto debba per forza andare bene. E se non proprio bene, comunque meglio.

Poi ti addormenterai col sollievo di qualche raro filo d’aria che sfiora la schiena, perché dormi di pancia.

Eviteresti però qualsiasi tipo di sogno.
Non sai bene perché,
ma preferisci sognare d’inverno.

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