il colloquio [ monologo di un cuore che ha smarrito un battito ]

Buongiorno.. cioè buonasera.
uno non sa mai che dire quando si trova tra le quattro e le cinque
quando comincia la sera? c’entra il sole? d’inverno quindi il buonasera comincia prima
mentre d’estate è buongiorno fino alle otto inoltrate, non lo so, ma non siamo qui per questo..
giusto, non siamo qui per questo

vede, come forse avrà letto sul mio curriculum vitae…
sì, certo, sono io quello della foto.
no, non è proprio dell’altro ieri.
sì che lo aggiorno. l’ho sempre aggiornato. infatti come vede…
no be’, come foto ho lasciato quella dei vent’anni.
non mi somiglia più molto.. dice?
d’altra parte neppure io mi assomiglio più molto, mi sembra corretto mostrare a chi potrebbe eventualmente assumermi, anche come sono stato, com’ero. sapere come le persone cambiano nel tempo, nessuno ci pensa, ma è importante. si capisce lo stile di vita, le aspirazioni che lo hanno guidato.. no, non devo insegnarle io il lavoro.. sì, certo. d’accordo. dicevamo..

sì c’è stata. un pausa importante tra l’ultimo esame e la laurea triennale..
no, certo, ho sempre avuto medie decisamente alte..
perché una pausa di più di un anno?
guardi, solitamente liquido la faccenda divagando, parlando dell’importanza dell’incertezza e la difficoltà delle scelte.. ma a lei voglio dire la verità
è che mi prese una specie di collasso

sì, quelle robe che è come se non ti battesse più .. robe non è il termine più adatto lo so
insomma, svenni. mi ricoverarono e mi trovarono come una sindrome…
no, nulla di grave. certo, allora dormivo poco, fumavo, anche qualche cannetta.. ma no, mai visto un pusher, non so neppure come siano fatti.. voglio dire, sono come noi? ci assomigliano.. ? non lo so.
mi ricoverarono per una decina di giorni. che poi come ho detto non è che mi si era proprio fermato il cuore, ma l’impressione era quella. una specie di battito in meno.. sì, ecco, il cuore saltò un battito
e ora la prego, non faccia come tutti.. e mi ponga la domanda più appropriata..
nessuno me lo chiede mai..

se potrebbe accadermi ancora? non era questa la domanda che avrei voluto, ma capisco possa essere per lei un’informazione necessaria.. doveste assumermi, sapere almeno quanto elevata sia la probabilità che muoia da una momento all’altro.. mi pare una curiosità legittima
la risposta è .. sì
ma le probabilità sono minime e comunque non ne morirei
su, ora però, ora me la faccia l’altra domanda, quella che si smette di fare a una certa età, ma è la più importante di tutte…
lei ha figli? ecco, che cos’è che le chiede suo … ah non parla ancora?
va bene, ma tra un po’ parlerà.. e lei sa già che dovrà risponde ad un numero imprecisato di ..
esatto…..di perché!!
“perché?” è la domanda giusta.
e la risposta è: perché quel battito era preso da tutt’altro per ricordarsi che il suo unico scopo sarebbe dovuto essere permettermi di vivere… perché non c’era posto per altri pensieri, neppure per quelli inconsci, solo connessioni nervose interrotte e arrivederci..
è successo quando le sue labbra si trovarono adese alle mie, due superfici pulite perfettamente, come si raccomandano i produttori di colla a presa rapida…che lei converrà con me, non lo facciamo mai, non accade mai.. lei si è mai messo a scartavetrare le superfici per farle incollare meglio.. no! io mai. nessuno mai lo fa. noi eravamo invece superfici perfette adese in modo naturale, senza residui, come nati così… in piedi su di un marciapiede, davanti ad un negozio di maschere da carnevale, sotto un cielo cremisi e intorno a noi le case erano crollate, la gente scomparsa e solo orizzonti lontanissimi…un paesaggio simile a quello di ken shiro o di mad max.. non so se ha presente.. dopo l’ennesimo conflitto atomico, il mondo raso al suolo… lei non guardava i cartoni.. ad ogni modo, provavo quella sensazione di onnipotenza che uno crede che solo un dio.. e in fondo mi stava succedendo un po’ come con la torre di babele.. e mi sono sentito proprio come dio e quello non ha aspettato un secondo di più.. zang, una saetta dritta al cuore e zitti tutti. nessuna possibilità di replica. lui fa sempre così. non si discute con lui. con lui non si ragiona. e io ho sempre diffidato di gente così ed è per questo che da un po’ di tempo diffido di dio. diffido di quel suo modo cialtrone di esistere e non esistere. della sufficienza con cui ci guarda e non ci guarda. del modo in cui prima ti fa credere di essere terribile, temibile, una furia se lo si contraddice se non si rispettano le alleanze i patti e poi, qualche secolo dopo, eccolo a cena con noi neanche fosse il vecchio zio che arriva dal veneto. come posso fidarmi di uno così. uno che lancia un gesù per farlo crocifiggere e ne lancia uno in centinaia di migliaia di anni e si pretende ch’io creda ai libri scritti da gente che fino a poco prima credeva in creature mitologiche e dei antropomorfi. voglio dire, sei dio, datti un po’ da fare. almeno un gesù ogni cento, duecento anni e magari non farli finire tutti a male. non faccia il fagnano dio, su, insomma.

da come mi sta guardando devo dedurre che lei invece vi ripone una cieca fiducia in questo grande visir dell’aldilà. Sa qual è il fatto? è che io della gente mi fido, possono pensare come me ed io come loro, e in ogni caso posso comprenderli ed eventualmente scegliere di non fidarmi, ma perché li capisco. Li vedo, li analizzo, ce li ho davanti agli occhi e loro giocano la loro parte davanti a me e insieme a me, stesso ufficio, stessa strada, stesso mondo… stesso palcoscenico. Dio no. Se anche fosse tutte le cose buone che molti dicono di lui, io non saprò mai, ma nemmeno mi ci avvicinerò o ne avrò un intuizione, com’egli arrivi a certe conclusioni, cosa potrebbe pensare, come reagirebbe se… e mi chiedo quale logica sia affrontabile se posta comunque in termini di eternità… E’ per questo che le dico che io di dio non mi fido. Perché se ti si ferma il cuore nel momento più intenso e sognato della tua vita, allora se esiste, se esiste c’è di mezzo lui. e se invece non ci fosse di mezzo lui, allora sarà insignificante che ci sia o non ci sia. Se al mio presunto libero arbitrio corrisponde il suo arbitrio libero e onnipotente, allora tanto vale. Una mano in cui il croupier può decidere a suo piacimento di intervenire facendo le veci del caso, è una mano truccata. Questa vita è truccata…un vita truccata che nessuno ha il potere di mandare a monte. Nessuno li ha capiti, ma i babilonesi ci hanno provato ad avvicinarsi, per sentire meglio, per capire… e lei sa bene la fine che hanno fatto… forse sono andato un po’ oltre.. è che ultimamente, ho molto tempo per pensare, sa…..

tornando a noi… sapevo che a lei avrei voluto raccontare la vicenda così com’è andata, ecco perché ho portato con me i referti medici con i periodi di ricovero e ..li vuole leggere? davvero? glieli tiro fuori subito… tenga. sì, ci sono anche i controlli successivi per confermare che … No, non ho mai detto di avere avuto problemi di cuore. Era come se.. Certo, fu una situazione catalogabile sotto l’insieme delle sindromi da panico.. perché dunque un anno e mezzo di nulla per un po’ di panico? A be’, no.. certo non per quell’accidente.

vedo che ci ha preso gusto coi perché..

be’, non c’entrava lo stato di salute e neppure il panico..
caddi però in profonda depressione.. che poi mi hanno detto che il panico è tipico nelle persone depresse, per cui può essere che già lo fossi prima di quell’episodio.. sì, depresso…

perché?

perché pochi giorni dopo che mi dimisero lei mi venne a trovare
e io ero felice tanto che temetti un altro black out e, sinceramente, credo sarebbe stato molto meglio che ascoltare quello che poi mi disse..

è sicuro che lo vuole sapere? no, perché mi pare che siamo usciti un po’ dal seminato..
no, certo che no, non lo metto il naso nel suo lavoro, però…

allora.. vediamo .. fu perché mi accarezzò i capelli, e non l’aveva ancora mai fatto.. poi mi strinse una mano e mentre io mi aspettavo riprendesse dal punto in cui ci eravamo fermati.. voglio dire con il cielo cremisi e le labbra adese, ecco be’.. lei mi scagliò contro parole come fossero cazzotti… e andarono tutti a segno, perché mai avrei pensato di dovermi difendere da lei..

lei mi disse.. me lo ricordo.. parola per parola “simone, ho 24 anni, questa è l’età in cui si vive più intensamente.. è vero, no?” sì.. “e io sinceramente vorrei godermela fino in fondo, è un mio diritto, no?.. “ be’, sì, mi sembra giusto, “bene, non lo potrei fare stando con te”… “sei fragile. emotivamente instabile. a me serve un uomo…” . Discorso chiuso. E mi aveva fregato. Faceva sempre così quando voleva convincerti coi suoi ragionamenti, ad ogni passaggio ti chiedeva sempre “è vero, no?” “ho, ragione, no?” “è un mio diritto, no?”..così quando arrivava alla conclusione non è che potevi più di tanto opporti.. se le premesse sono tutte vere, le conseguenze lo dovranno essere a loro volta e lei questo lo sapeva bene. No, non sto piangendo. No, davvero se lo tenga per lei quel fazzoletto. Davvero è solo un po’ di allergia. Sono allergico a certi ricordi, tutto qui. Non è un’allergia scientificamente dimostrabile, ma sono sicuro che tutti, almeno un po’, ne soffriamo o ne abbiamo sofferto.

sì esatto, ha letto bene. ho effettivamente quello che molti direbbero, un ottimo impiego.
sì, sono direttore creativo della “suppellettili e ciapa puer communication” sì, ho scritto anche quel libro.. “e se le puntine da disegno avessero un’anima?”.. grazie sì..

..vuole sapere perché dunque ho fatto domanda per questo colloquio
data tutta la mia esperienza e i miei attuali guadagni sarebbe un passo indietro..

sì è vero…
ma c’era una cosa che dovevo assolutamente ancora fare..
ed era questo colloquio

sono qui per una ragione. per vedere me.
perché lei non lo sa, ma glielo dico ora: lei è me.
lei è quello che io non ho voluto essere
e in certi momenti della vita, capita che ci si chieda a che punto abbiamo sbagliato e se davvero abbiamo sbagliato qualcosa o se semplicemente doveva andare così.
si è trattato di scegliere e tu sei andato, con probabilmente grande serenità, in modo del tutto naturale, proprio nella direzione che io non mi sono mai sentito di prendere.

e poi c’è la tendenza a liquidare le decisioni non prese ad una relativa piccola età con la scusa “non sono pronto…sono immaturo…” sono tutte cazzate. semplicemente non ci andava. e non c’è altro d’aggiungere. io ho sempre avuto questo difetto: parlo troppo. è evidente. sì, lo è. esterno così tanti pensieri che mi viene a volte da pensare che non possano essere tutti veri o tutti ragionati, ma non riesco a trattenerli. come se fosse più forte la necessità di lasciare qualcosa di mio, una cosa qualunque, ma che suoni bene, che per qualcuno possa voler dire qualcosa.

non ha capito ancora…
allora mi dica un po’ direttore, come sta Esmeralda?
la chiamano ancora così?
e balla….? probabilmente ora insegnerà.. o sarà direttrice di qualche scuola.. o curerà le coreografie per qualche importante balletto.. me la sono sempre immaginata così…

perché piange?

sì, lo so.
sono stato un po’ crudele.
ma un piccolo dolore dovevo darglielo.
e si fidi, non è nulla, nulla rispetto a quello che provai io e che ho provato quando ho letto la notizia pochi mesi fa.

si ricorda di quel bacio che mi troncò..? quello di cui le parlavo poco fa…
erano di Serena quelle labbra.
e quelle labbra ritornarono.. e non sa quante altre volte si incollarono alle mie e non solo alle labbra…

sì, certo, la smetto. sa dev’essere il classico cinismo di quando si è stanchi dopo una lunga giornata di lavoro. ad ogni modo… finì ancora una volta e poi incontrò lei. l’altro me. quando v’incontraste aveva appena perso un figlio, lo sapeva questo? ah no..? immaginavo che non l’avrebbe raccontato. e sa perché? non per vergogna personale, ma perché mi amava così tanto che non avrebbe mai voluto far sapere che io non ero stato all’altezza di una scelta che avrebbe dovuto essere così naturale…perfetta. ah.. l’amore. in che altro modo potremmo giustificare tutte la sofferenza che comporta stare affianco ad una persona per così tanto tempo e con così tanta forza. solo con l’amore.

arrivederci. la ringrazio per tutto questo tempo. spero che almeno, in qualche modo, non sia stato inutile. anche solo per aiutarla a chiarire alcune zone d’ombra, le stesse che mi stavano uccidendo prima di venire qua e capire una volta per tutte che io non sarei mai potuto essere qualcun altro, e mai sarei potuto essere come lei. E perciò non sarebbe mai potuta andare a finire diversamente.
e la sa una cosa? mentre mi crogiolavo e morivo con i miei dubbi, ho capito che se c’è una cosa che proprio non sopporto è che qualcuno o qualcosa decida per me come io debba morire.

non si preoccupi. stia pure lì. lei è sicuramente maturo abbastanza per comprendere tutto questo.
esco da me.
Addio.

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