disintegram

È che non lo puoi sapere. Nessuno lo può sapere. Non credo esistano neppure servizi a pagamento o applicazioni che te lo possano spiegare. Se hai avuto ragione o se no. Se hai fatto bene o invece no. Se l’aria da donna triste che trucchi via tutte le mattine te la sia meritata o se non sia altro che l’accanimento di un dio invidioso, iroso, corroso e corrotto.

Hai accettato la lontananza. Hai assaggiato accondiscendenza. Hai deglutito solitudini chiusa sola nella quasi-stanza di una per niente-casa. Ti sei trafitta con l’orgoglio fino a farti sanguinare i sogni. E ora che sono pallidi e tremano, non sai più che fartene.

Perché ti hanno mandata via, alla fine possono dire quello che vogliono, ma la verità è che ti hanno spedita via. Ti hanno detto mille volte che qui non c’era molto posto. Che qui pagavano poco. Che qui ti avrebbero tenuto per un po’. Che se avevi progetti con quel tipo che suonava da dio, che ballava da dio, che stava in silenzio da dio, biondo, col capello nero come l’inchiostro e quel modo di stringerti che quando lo vedevi in fondo alla via già te lo immaginavi, se avevi progetti di qualsiasi genere perché uno mica si deve sposare e fare figli per forza, be’, te li potevi scordare. E una foglia, in salute quanto vuoi, incassa un colpo di vento di qua, uno di là e poi arriva la folata definitiva che la porta via. Non c’è destino alternativo per questo.

Poi ti ho vista su quel tram che ti riportava a casa, con qualche documento nuovo tra i guanti, con la faccia di chi sta per lanciarsi nel vuoto da un’altezza così grande che in fondo, come fai a dire che a un certo punto non ci siano già pronte per te un paio di ali. Come fai a dirlo. E allora ti sforzi di sognare ancora un po’ e lo fai bene. Sali su quell’aereo con quelle pesanti ali di metallo e ripensi alle ali che a un certo punto troverai anche tu.

E come si chiede al tassista di portarti da qualche parte. Come si chiede qualcosa da mangiare. Come si chiede a un uomo di farti ballare, ma che la forza per l’amore ancora non c’è. Ma tu sei in gamba. Sei un animale di quelli che si adattano in fretta. Che imparano in fretta. Tu sai come sopravvivere, e poi ci sono sempre quelle ali da qualche parte. Non le vedi ma lo sai che manca poco. Manca poco. Poco.

E sono passati così un paio d’anni.

E da qui nessuno ti manda via. Non sono come a casa tua. Che diciamocelo, non ti volevano proprio tra le palle. E poi ti prende anche qualche dubbio. Tutti quei tuoi amici che non senti più. Quelli che ti mettevano un braccio intorno alle spalle e insieme all’odore di tabacco ti raccontavano di come quella doveva essere la tua strada, il tuo inizio, la tua vera partenza. “Vai, via. Vai via, non ti vogliamo più vedere” e sorridevano. E sembrava che tutto il coraggio che non avevano avuto loro, lo dovevi avere tu. Tutto assieme in una volta sola. Tutto il loro coraggio. Ma ti viene il dubbio, e se anche loro non ti volevano tra le palle. Loro come quel tipo su cui avevi fatto dei progetti. E che fine avevano fatto i tuoi progetti. Che fine.

E poi scrivi a tua madre e va tutto bene.
Perché non va male. Puoi comprarti un sacco di scarpe. Vai agli aperitivi coi colleghi.
Vai alle serate di musica elettronica e ai concerti dei Sigur Ròs. Non puoi proprio dire che vada male.

Ma di quelle ali che aspettavi non c’è traccia.
Ti senti in viaggio, come se non fossi mai atterrata.
E parli come loro, ma non vi capite mai davvero.
Poi a volte ti illudi che non sia così e con qualcuno ti metti a ballare. Ma poi smetti, che i passi sono quelli giusti, ma lui non li ha capiti. Non li hai mai capiti. E tu hai bisogno che la gente capisca.
Però forse stai drammatizzando. Forse sono solo momenti che capitano. Succede quando hai del tempo per pensare, per pensare ad alternative migliori e sono cose che non si dovrebbero mai fare.

Allora smetti di scrivere.
Posi il foglio di carta insieme ad altri fogli di carta, in un cassetto pieno di fogli di carta.
Sfiori il cellulare. Dài un occhiata alle spudorate felicità altrui.
Sfogli e clicchi fino ad arrivare a qualche ricordo che era anche tuo.
E prendi sonno, prima che l’idea di altre vite migliori si corichi di nuovo lì accanto come un’amante fascinoso, gelido e col cuore grande 4 megapixel.

[17 – 01 – 2014]

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