il mito della storia perfetta e le sue drammatiche conseguenze su di una mente instabile [dialogo – pt.3]

Non un aereo.
In quindici anni, non un aereo.
Devono aver cambiato rotta quel giorno. L’unica spiegazione è questa. Oppure qualcuno ha smentito le formule fisiche che giustificavano il volo di quei giganti metallici, e allora tutti a terra. Senza formula non si vola. Mica possiamo stare per aria senza sapere perché.

Sono in cura.
Sono in cura da 14 anni, dopo che per un anno intero non mi son mosso da quella finestra. E a qualcuno è venuto il dubbio, vedendomi lì, che ci fosse qualcosa che non andava. Avevo spostato il telefono, la tv, il pc, la stampante, alcuni medicinali, perfino un fornelletto da campeggio per il caffè… tutto vicino alla finestra. Quando sono entrati i pompieri mi hanno trovato sdraiato a terra, nudo, denutrito e sporco, con la testa leggermente spostata all’indietro, e gli occhi rossi e gonfi, spalancati in direzione cielo.

Quando mi hanno trovato ero già in preda alle allucinazioni. Ora non sono più una novità e ho imparato a gestirle. Certo, con l’aiuto di qualche pastiglietta, di qualche goccia, di molte ore di sonno.

Quando mi hanno trovato ero nel mezzo del mio ultimo sogno. Poi ho disimparato a sognare. Ora non ce la faccio più, neanche se mi sforzo. Se chiudo gli occhi la mente non si muove da lì, come fosse inchiodata alla realtà, e la realtà non è molto di più di una soffice nuvola nera senza tempo. Perché quando ti vogliono salvare ti ingabbiano in qualche modo. Ma se ho rischiato di morire pur di svicolare da qualche uscita secondaria del mondo, avrò avuto le mie buone ragioni, no? E voi invece mi avete riportato qui. Tra le vostre priorità e le vostre soluzioni. Affogandomi per sempre in un mare di chimica.

Quando mi hanno trovato le stavo chiedendo…

– a cosa pensi quando balli?
– che domanda è?
– esattamente quella che hai sentito.
– non possiamo parlare di cose normali?
– tipo hashtag ferie, tempo, calcio e battute di circostanza ?
– hai capito cosa intendo
– no
– dài, allora non parliamo. mica siamo obbligati.
– lo sai. i soliti discorsi mi annoiano da morire.
– il fatto è che le storie malate nascono così: ci si entra subito nella testa e poi, quando la realtà si rivolta, non si è più capaci ad uscirne.
– pensi questo?
– diciamo che voglio stare alla larga da certe eventualità.
– dove vai in ferie?
– probabilmente a Dubai
– no….
– ahahah! no, non è vero, volevo solo vedere la faccia che avresti fatto.
– dovrei andare in Sardegna. Almeno per l’estate non mi dispiacerebbe stare un po’ in Italia.
– bellissima la Sardegna! A proposito…. a cosa pensi mentre balli?!
– Mercuzio…
– Poi la smetto con le domande intimiste e ti racconto un paio di storie divertentissime. Te lo prometto.
– Le tue promesse sono sempre un po’ lente a realizzarsi. Sarò ancora viva quando me le racconterai, o sarai in ginocchio con dei crisantemi in mano davanti a una mia foto spiegazzata e umida?
– Sciocca…
– Va bene. Te lo dico. Ma mi devi promettere che non ne parlerai mai con nessuno.
– Mai. Promesso.
– E non scriverlo neppure, a meno che non sia in un romanza che venderà milioni di copie.
– Va bene.
– Non che sia veniale, e poi a me non ne verrebbe niente, ma vorrei che certi dettagli della mia vita potessero servirti per qualcosa di più importante di un piccolo blog.
– Va bene. Promesso. Allora.. dimmi.

Dopo più di  un minuto di hollywoodiano silenzio.

– Quando ballo…. non penso a niente.
– e…?
– a niente in particolare.
– e…..?
– e niente.
– tutto qui?
– sì.
– mi hai fregato.
– sì.
– mi freghi sempre.
– sono brava, eh?

Il tram arriva a destinazione.
Ci salutiamo.
Lei va da una parte, io dall’altra.
Mi volto, tanto so che lei non lo fa mai.
Le guardo il culo. Poi la camminata. Poi tutta insieme. E un respiro si fa più grosso degli altri.

Arrivo sotto casa e sento vibrare il telefono.
Un messaggio da Nelide.
Lo apro:

Quando ballo non penso a niente, perché sono esattamente io. e quando uno si sente esattamente sé stesso non c’è bisogno di altro. ogni mio dolore viene equilibrato da un gesto, da un passo. ogni ansia viene annullata dal senso di eternità. lì, io sono ogni mio movimento. io sono il tempo in quattro quarti e i giri di basso. io sono le accelerazioni e le pause. l’enfasi e le ripetizioni. la musica mi attraversa e le do vita, senza che sia lei a chiedermelo, ma come fosse una specie di istinto che mi porto dentro da una vita intera. tutto questo me lo dà soltanto la danza. ho smesso da tempo di cercarlo negli uomini. quando non avrò più l’età per ballare, allora forse ne dovrò scegliere uno, ma è sicuro che vivrò per sempre con una grande nostalgia, come quella per l’amore più bello, la storia perfetta, che a un certo punto finisce… e sai che non ritorna più

😉

Quando mi hanno trovato, sorridevo con la bava che mi colava dai lati della bocca.

Il mio passato finisce e comincia lì.
Domani sarà come ieri.
Il presente è una goccia in sospeso sull’orlo di una grondaia arrugginita.
Una goccia in sospeso che non cade.
Che non cade mai.

Advertisements

2 thoughts on “il mito della storia perfetta e le sue drammatiche conseguenze su di una mente instabile [dialogo – pt.3]

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s