il mito della storia perfetta e le sue drammatiche conseguenze su di una mente instabile

– Sono 7 mesi che Nelide se ne sta a Dublino.
– Sarai a pezzi…
– No. No davvero.
– Sicuro?
– Perché dovrei? Mica stavamo insieme.
– Sì, ma c’era qualcosa. Non l’avevo mai vista così …
– Così come?
– Così in attesa. Tipo che aspettava qualchecosa.. e non è proprio il tipo che si ferma ad aspettare.
– E secondo te che stava aspettando?
– Non fare il finto tonto, non ti salvi così. Ormai l’hai tirata in ballo. Ti farò sputare sangue.
– Tutte cazzate. Non aveva una sola mezza ragione per aspettare me. E poi chi gliel’aveva chiesto?!
– Ti devo ricordare quella volta che mi hai mollato a chiacchierare con un lampione perché l’avevi vista da lontano e le sei corso dietro per prendere il suo stesso tram, che anche se quella linea ti lasciava a un kilometro da casa, la logica ormai l’avevi sbaragliata.
– Capirai. Dovevo chiederle una cosa importante.
– Tipo se le andava di vivere con te. Adottare un paio di gattini. Pianificare poi un giro del mondo e una notte misurarle la circonferenza di un dito mentre dorme con la luna tipo faro sui suoi occhi chiusi?
– No. Solo se sapeva quanto costavano dei biglietti. O dove sarebbe stato un certo concerto. Non ricordo.
– Certo. L’irreperibilità delle informazioni nell’era di internet è una brutta bestia… Ti avverto che se continuiamo ho i mezzi per polverizzarti l’ego.
– Non mi fai paura.
– Allora che ne dici di quella volta, che forse era il suo compleanno, non ricordo, ma ricordo bene che a notte fonda mi hai fatto accostare proprio dove c’era un praticello fiorito e …..
– Va bene! Occhei. Sì. Ma non sapeva ch’ero io. Era un regalo da un ammiratore segreto. Che detta così suona malissimo…
– Suona male anche se le cambi tutti gli accenti. E io avevo cercato di dissuaderti. Ma tu niente. Una specie di bufalo in amore.
– Quello che dico è che lei non ha mai detto niente. Mai. Non ha fatto altro che schivare. Parare. Sminuire.
– E’ vero o no che  hai sempre trovato della bellissima carta che prende fuoco subito… ma poi com’è andata? Quanto sono durate le tue storie?
– Non lo so. E comunque tanto ormai è finita. Non me ne frega niente. Avevo sopravvalutato tutto. In fondo guardami, sono bello vivo. Volevo solo dirti che sono 7 mesi che se n’è andata e chissà come si trova. Com’è il lavoro lassù. Tutto qui: curiosità da amico.
– Certo. Così amico che… dimmi: quante volte l’hai sentita?
– Qualcuna. Ci siamo scritti un paio di messaggi.
– Amiconi, non c’è che dire.
– Ma che vuol dire. Lei avrà la sua vita anglofono-gaelica, io ho la mia italiota.
– Te l’avevo detto che ti avrei schiacciato come una zanzara sul muro bianco.
– Senti. Che ci sentiamo o non ci sentiamo più, che allora ci fosse qualcosa da parte nostra ma non si sia concretizzato, non conta ormai più niente. Se n’è andata e poi ora succederà una di quelle robe che la cancellerà per sempre da ogni pensiero.
– Tipo che scoperà.
– Quello è scontato. Non so con chi e con quanti, ma non sarebbe normale il contrario.
– Dici che si sposerà? Certo, sei un po’ drastico.
– No, dico che vivrà quella storia. Quella maledetta storia che non ti levi più dalla pelle. Quella in cui metti in gioco tutto e quando finirà niente sarà più lo stesso. Sarà tutto sempre un po’ di meno. E io non ce la faccio. Io proprio non ce la faccio ad essere una di quelle cose che sono un po’ di meno.
– Sei matto.
– Probabilmente sì, ma non vestirò mai solo gli abiti istituzionali di marito e padre. Io voglio anche tutto il resto della torta. Altrimenti meglio niente.
– Sai che più passa il tempo e più è difficile tu possa trovare tutto quello che dici, a meno che tu non vada a recuperarle in età premestruale.
– Non è vero, conosco tantissime donne che non hanno mai vissuto nulla del genere. Ma lei figurati. Lei il meglio delle cose se lo tira dietro. È inevitabile che accada. E allora sarà finita. Per sempre.
– L’idea che tu possa fare comunque di meglio non ti ha mai sfiorato? Di chi hai paura? Di un irlandese? Ma piantiamola, su.
– Non è paura, è pragmatismo. Prendo e metto da parte, prima di sbatterci la faccia e guaire come una cane triste.
– È bello vedere come in 4 minuti tu mi abbia confessato tutto.
– Mi hai preso in un momento che non ero lucido.
– È 7 mesi che non sei lucido. Senza considerare gli antefatti, ‘ché in quel caso arriveremmo a molto di più.
– Sai la cosa che odio di più? Quando trovo persone che mi dicono: “con lei era perfetto.. ho passato gli anni più belli… dio era bellissima…” e poi concludono dicendo che non sanno perché sia finita. Ma dio! Vai !! Chiarisci!! Cercala!! Parlale!! Trovate uno stracazzo di modo per starle insieme!!!
– Eccolo, il cinico che se ne sta sempre sulla difensiva, sbroccare nel bel mezzo del palcoscenico, addolorato come un passerotto che piange forte su un albero perché la notte arriva e la mamma ancora non è tornata. E c’è la fame, la paura. Bravo passerotto…
– Vai a fanculo. Ho solo bisogno di scaricare i nervi. Troppo lavoro.
– E due settimane che sei disoccupato.
– Che vuol dire. Cercare lavoro può essere molto più stressante di un lavoro vero. Insensibile del cazzo che non sei altro.
– Cercala.
– Non posso, l’ho fatto troppe volte.
– Allora crepa così.
– Di qualcosa bisogna morire, no?
– Così però, ne converrai, è proprio da coglioni.

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