Santo

C’era quest’uomo gentile, una specie di custode tuttofare che non lo potevi chiamare da dietro. Neanche da di fianco. Neppure al telefono. Quest’uomo per parlargli dovevi avercelo davanti. Era la prima persona che incontravo tutte le mattine, quando io arrivavo un po’ prima per far fotocopie, pulire la lavagna e iniziare a scriverci su, ma sostanzialmente per aggiustare certi obblighi mattutini all’interno di un piccolo e freddo w.c., prima che l’istituto brulicasse di gente. Si chiamava Santo e  in vita sua non aveva mai sentito un suono. Nemmanco mezzo.

 

Un momento perfetto…

nessuno intorno

stanze vuote,

nessun essere vivente

nessuna garbata opinione

non una risata, ne’ un saluto,

non uno starnuto

non il gorgorglìo di un rubinetto

non lo sciacquone di un cesso

solo l’odore dei muri vecchi

del detersivo alla viola,

e questa luce di fuori

che sega in due i corridoi

 

un momento ideale

senza debiti col suono

senza alcuno da ascoltare

nessun vuoto di senso da colmare

ogni cosa al suo posto

fissa e silenziosa mi fissa e io

sorrido di rimando

e per pochissimi istanti

sono io

io, esattamente vivo.

 

[ 22 – 3 – 2012]

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