Così come tutto si spiega

Dicono che dai periodi peggiori
escano poi le cose migliori,
ecco tu sei la cosa migliore
uscita da questo periodo di merda.

Vorrei spiegartelo meglio,
ma se andrà tutto bene,
quello che ti voglio dire vedrai
che si spiegherà da solo…

Si spiegherà come un rotolo di carta bella,
una pergamena, del nastro colorato
per bambini che s’inseguono in cortile,
come il filo delle cuffie nuove
che ti ho regalato ieri
per spiegare il tuo sorriso
tutto accartocciato da un’estate,
diciamo, non proprio gentile,
si spiegherà come le ali
di un gabbiano che davanti alla solita alba
decide di dar retta
a un istinto e attraversare l’oceano per intero,
come le ali di tua madre
che la sento volteggiarci sopra
tutte le volte che siamo insieme,
come la fiaba che mi raccontava mio padre,
la mia preferita, quella che senza non prendevo sonno,
anche se forse era solo per tenerlo lì,
seduto sul bordo del letto,
e per questo la fiaba era quella più lunga…

Si spiegherà
come fa maggio coi tuoi vestiti,
come fa ogni sbadiglio con le tue braccia,
come tutto quello che ti vorrei dire,
ma ancora… ancora non posso.

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APPROCCI (L’ETERNA LOTTA COL FRIENDZONING) 2017

– sai, scusa se te lo dico così, che non c’entra niente e avrai già mille altri pensieri…
– dimmi quel che mi devi dire e scopriremo se avrà avuto senso scusarsi o meno o se invece mi stai facendo solo perdere tempo … (cos’è questa pausa cinematografica inutile. perché non parli? sei carino, ma non so chi sei. su instagram ho tanti di quei follower più fighi di te che è meglio che quel che devi dire sia rilevante, altrimenti rischiamo che ti dica anche cose poco carine. che mi dovrai mai dire? che mi hai vista correre al Valentino e non sei riuscito a levarmi gli occhi di dosso? lo so, ho un culo che non fa prigionieri. però perché tutta questa suspance che non va manco più di moda. non mi dire che stai imbarazzato a parlare con me? grande e grosso come sei… fossi in te mi farei vedere da qualcuno, cucciolotto bello… perché o sei imbarazzato o soffri di apnea diurna oppure ti sei improvvisamente ricordato di avercelo piccolino e credo ci sia uno specialista per ciascuna di queste patologie)
– (volevo dirle che era bellissima, ma ma ma.. adesso me la sto facendo sotto, così sotto che manco l’Esorcista… e mo’ che le dico? ragazzi ci serve un piano B!! piano B subito!! Exit strategy!!su, se le diciamo ch’è bellissima questa ci ride in faccia. “Ci penso io!!” Dimmi, Di Nozzo – una delle mie audaci menti pensanti interiori, co-protagonista bullo della serie NCIS – “le diciamo che sullo skate va da schifo. Citiamo “The End of the F***ing World”. O la va o la spacca. Se l’ha visto bene, se non l’ha visto lo vedrà e si pentirà di averci sfanculati. Va bene. Ci sto) … Ti ho vista sullo skate. Fai schifo.
– Bel tentativo, peccato che non abbia mai messo piede su di uno skate. Ma quanti anni hai? Ancora le serie tv? Alla tua età mio padre aveva già una figlia e mia madre stava aspettando me (se dice qualcosa di furbo potrei anche uscirci. carino è carino. e poi adoro The End of the F***ing world. sarò stata troppo dura? ragazzo mio, se vuoi che scopiamo un po’ dovrai ben sudartela! su, spara la tua cartuccia e vediamo se hai un briciolo di palle! Ma che fa? Piange? No, davvero? Non ci credo. E io che sognavo mi dicesse che ero bella o una cosetta così. Va be’, oh, io non c’entro… è evidente che c’aveva dei pregressi… mica è colpa mia… ora lo schivo, gli sorrido… pliè e sticazzi)

[ due cose:

– questo è quasi l’ultimo brano di questo blograccoltadicose che tra un po’ di tempo andrà offline. Cambierà forma? Letargo estivo? Perirà? Eutanasia svizzera? Non mi è dato saperlo. Però è stato divertente, ma soprattutto è stato uno stupendo catalizzatore di pensieri più o meno frivoli(vitali per la mia sopravvivenza in queste mortali spoglie), messaggi in bottiglia (arrivati spesso a destinatari sbagliati, oppure al destinatario giusto ma nel momento sbagliato o al destinatario giusto, al momento giusto, ma nel modo sbagliato…), riflessioni allucinate su ciò che è e ciò che non è, ciò che sarebbe e ciò che sarebbe stato se non fosse che … – mi sono perso.

– relativamente al brano qui sopra: di questa cosa degli approcci avevo già scritto, immaginandoli negli anni ’90 e lo si trova al seguente link https://simonepapo.wordpress.com/2018/04/24/approcci-baccagli-1995/ ]

Porno d’amore quotidiano

Sogno un big mac
un filtro che non c’è
la maglietta del Chè
ma fosforescente
la tazza di Kill Bill
anche se Bill da un pezzo ormai è dead
e le foto in nero e bianco
di me e di te
che mi scrivi di te
purtroppo non mi stanco
che mi mandi i selfie sconci
e ti dico “cazzo, sto guidando!”
e se continui così finisce che poi sbando
e che ti devi cercare un altro
per finire questo porno d’amore quotidiano
che stiamo girando.

[ soundtrack Somebody’s baby di J. Brown ]

APPROCCI (baccagli) 1995

– sai, scusa se te lo dico così, che non c’entra niente e avrai già mille altri pensieri…
– (oddio, che vampata… guarda che occhi… chissà che mi sta per dire… se mi chiedesse la mano ci starei… ma probabilmente vuole sapere dov’è la macchina del caffè, mi sa di uno nuovo… e poi perché proprio a me dovrebbe chiedere la mano, che qui non sono neanche la più bella… avrà poca stima di sé? non credo, con due occhi così e quei capelli… magari vuole chiedermi di uscire… e che gli dico? che sto uscendo da una settimana con uno e quindi non si può fare? ma una settimana che sarà mai? una settimana non è che uno può già considerarsi impegnato. una settimana ti guardi ancora intorno. anzi, proprio ora che hai più dettagli hai modo di capire se intorno c’è di meglio… come diavolo faccio a pensare tutte queste cose in una frazione di secondo? forse dovrei andare dall’analista, non è normale. lui vede che io sto pensando? e se adesso mi chiede se conosco Alessia, la nuova stagista, quella sì che è una figa pazzesca… a quel punto potrei anche darle il suo numero… magari per sbaglio gli do il mio…) dimmi pure …
– penso che tu sia bellissima…
– (ciao raggazze: è stato bello, addio! il mio corpo non potrà resistere ancora per molto tempo all’impennata della temperatura. sto andando a fuoco. è evidente che dovevo lasciarvi così. “Lucia si è spenta per sempre in uno splendido, ma fatale, imbarazzo”. ho la faccia paralizzata. e le mani? vediamo come sono messe… mani fuori uso. gambe manco a parlarne. io questo lo amo. non glielo posso dire, ma se questa immobilità parlasse direbbe “ti amo, uomo dagli occhi bellissimi!”. però questa paralisi non emette suoni e questo è un problema. saranno passati 4 secondi. cosa puoi pensare di una persona che mentre le parli tace per quattro interi secondi? che si sta preparando per dire qualcosa di memorabile e invece… ecco tutto il memorabile di cui sono capace:) grazie…
– vedi, se non te lo avessi detto adesso, temo che non avrei mai più trovato il coraggio per farlo, figuriamoci se mi fossi messo anche a cercare un momento opportuno…
– (ha detto “opportuno”… penso che gliela darei a novanta nello stanzino delle scope… o mio dio, cosa stai pensando Lucia! vergognati! non l’hai mai data prima di tre settimane o l’equivalente di 3 uscite… Nessuno sconosciuto mi aveva mai detto che sono bellissima. Poveri fidanzati. Ce lo dicono spesso, ma nessuno susciterà mai la reazione di un “sei bellissima” detto da uno sconosciuto…ma mica è colpa loro, siamo noi che siamo fatte strane) …opportunissimo! (opportunissimo? va be’, ciao. ce lo siamo giocate. brave tutte. complimenti per l’impegno, ma si vede che doveva andare così)

SOUNDTRACK Always di Bon Jovi

Déjà vu (e i mancati soggiogamenti del mondo)

Con te il rischio è quello
di ritrovarmi scagliato contro
tutto quello che ho che non va,
come servizi di piatti che volano in cucina
tra due sposi intenti ad addomesticarsi,
tu che mi conosci così bene
senza avermi chiesto niente,
perché credevo l’onestà
avesse chissà che potere
e la poesia portasse avanti
e indietro e ovunque nel tempo
e nello spazio, senza chiedermi
fino a dove o per chissà quanto.

E tu che mi guardi in silenzio
e pensi che con tutto l’amore dichiarato,
avrei come minimo dovuto soggiogare il creato,
sputare fuoco sui tuoi pretendenti
e in tutto invece ho preso un aereo
per andare manco troppo distante
e penso che avremmo dovuto scopare o ignorarci,
e penso a tutto il tempo perso,
che nonostante tutto ha dato un senso
a certe rivoluzioni e alla casa che sto costruendo
per ospitare comodi tutti i tuoi fantasmi
e a un certo punto, vedrai
che lo troverò il momento buono
quello perfetto
anche per dimenticarti.

[soundtrack: E sia splendido (Déjà vu) – Negrita]

Maledetti americani (un clacson, una sirena ed è già domani)

Mi chiedi di restare,
di aiutarti a scoprire
dove vanno a finire i tuoi cigni,
quando tutto il laghetto
l’hai pianto.

Di prenderti sul serio,
nel senso di scoparti forte
abbastanza almeno
per scombussolarti l’ascendente
e il segno.

Ma non pensi ci meritiamo una vita
impossibile da riassumere
da quel fallito sadico di Brezsny.
E senza quegli imbecilli sempre pronti
a regalare depressioni a piene mani coi “vedrai
realizzerai tutti tuoi sogni,
non c’è niente sia impossibile,
se non ottieni ciò che vuoi
è soltanto colpa tua”,
e io penso maledetti
maledetti americani.

Penso che non mi sono mai piaciuti
però neanche gli Inti Illimani. Che certe cose
le capisci la prima volta che vi sfioriate le mani.
Quando la vedi chiudere gli occhi, poi un clacson,
una sirena, un brevissimo silenzio
ed è già domani.

Non ti amo, sfacciatamente

Non credo di poterti dare molto.
Non certo adesso. Forse però neanche tra un po’.
Penso che se la sorte sarà incline
a tenermi in piedi ancora per diversi anni,
ho come l’impressione che neanche quelli
saranno sufficienti a me per darti
tutto quel poco che tu desideri.

Siamo così sfacciati
quando si tratta di togliere
e così pieni di pudore
quando ci è data l’occasione di dare.

Ti avrei amata sfacciatamente,
ma sono stanco. Che poi non è neanche questo.
Ti avrei amata sfacciatamente,
ma non ti amo. Non ti amo
e non ti amo sfacciatamente.
E qui ritorniamo daccapo:
dare e amare con pudore,
non amare e togliere senza.

Si vede che le inventiamo tutte
per non abituarci alle beatitudini del cuore.
Preferiamo tenere gli occhi socchiusi
quando il sole è pieno e il cielo canta.
Così almeno quando calerà l’inverno
penseremo di non aver perso poi tanto,
e tiriamo avanti così, con gli occhi socchiusi,
chiedendo “permesso” e “mi scusi” alle ultime goffe emozioni,
manco fossimo passeggeri educati tra una fermata e l’altra di un tram vuoto.