Ormai tutto piove.

Ti ho cercata per cento vite e per altre cento ti ho inseguita.
Troverò pace in questo perpetuo rinascere solo quando ti amerò.
Lo ammetto, sono stanco. Sei l’unico senso che mi faccia stare a galla.
Avrei ceduto tempo fa a qualunque sostanza, alla marea che avanza
al passo sempre più pesante di un uomo antico
sotto l’incantesimo di questa eterna lontananza.

Ti ho cercata per infinite vie, stanando ombre ed impostori
recitando poesie, canzoni e svenevoli suppliche d’amore
in latino, in volgare, in dialetto e in provenzale, implorando il cielo
gli dei, la natura, i demiurghi, gli oracoli e le fattucchiere
di indicarmi a quale vento affidare la mia voce
a quale mare le mie lettere in bottiglia
a quale veleno l’esausto cuore.

Ma ora sono così rotto che non mi muovo più da qui
anche se piove.

Sono così infranto che non tremo anche se qui ormai
tutto piove.

[ soundtrack: “Tu non torni mai” di Daniele Silvestri || https://goo.gl/IKJcQL ]

747

:: 747 ::

sarà colpa della pioggia
o sarà colpa mia
o di un ricordo editato
con l’effetto digitale della nostalgia
che ti rivedo qui seduta
in macchina a disegnarti in faccia
manco fossi un fumetto
davanti a uno specchio
ad aggiustarti i capelli
manco fossero rotti
a guardare le luci dei tram
che ti esplodono negli occhi
insieme al futuro
che custodivi nelle tasche
che se per me era splendido
anche il cesso di Giancarlo
se c’eri tu che respiravi lì da qualche parte
mentre scolavo forte le mie doppio malto
per sentirmi più importante
e invece tu eri già in decollo
col culo al posto lato finestrino
su di un 747 che si fa un puntino
per scampare veloce all’odiata giostra
dei matrimoni, dei figli a caso e dei rimpianti
dei sogni di altri in cambio di tutta la tua bellezza
e dispiace davvero per chi resta
ma la distanza è l’alibi
per chi si stanca in fretta
per me solo una scusa come un’altra
per l’ennesima sigaretta.

metafisici tassi di cambio

a quel punto lo immagini
come lo vedessi appunto
accadì nel display
di un duemila e diciassette
trasfigurato in presente
una dissolvenza incrociata
lì in attesa da sempre

e a quel punto ti scusi
dell’irragionevole attesa
consumata in silenzio
e degli slanci inauditi
senza adeguate rincorse
delle parole in eccesso
manco fossero sesso

e a quel punto lo vedi
nelle mani di un tizio
che ti rende il tuo resto
negli occhi di un uomo
incrociato per caso
nell’incedere di un cretino
che ti fissa e sorride

e a quel punto ti svegli
tra feltrinelli e zara
la vetrina addobbata a natale
le buste strette in mano
e negli occhi uno stivale
che non era niente male
…sarà il caso di tornare

e a quel punto recuperi
il quotidiano aplomb
di chi sa dove andare,
che dieci desideri
varranno bene un sogno
che più in là di così
non si può tanto andare
e allora…
e allora tanto vale.

regressione privata

Dio che fatica
non avere te a cui pensare
avere tutto questo dannato tempo
per progettare e realizzare
come se l’utilità
delle azione fosse l’unica
questione importante
ma io stavo così bene
a tirare sassi alla luna
e a raccogliere stelle
inciampate e finite nel mare

dio che fatica
sentirsi così maturi
da riuscire a distinguere
le reali conseguenze
da tutte quante le illusioni
e capire che i chilometri macinati sulle nuvole
non equivalgono manco a un passo
a meno che tu non sia genio
un angelo, una qualche divinità
o un pazzo.

dio che fatica
stare al mondo adesso
senza un pensiero fisso
senza una luce fissa
senza una voce fissa
senza il suono dei tuoi passi
sempre identico a sé stesso
che lo riconoscerei in un mercato
sì, con una giusta acustica
e col vento a favore, certo.

dio che fatica non capire ancora
che cosa sia peggiore
se privarmi di te e soffrire
o immaginarti e passare per demente
se claudicante andare
o starmene fermo qui
a volare
volare
e volare.

[ canzone ]

donne silenziose

– In pratica le donne silenziose sono le migliori.
– Perché non rompono le palle?
– Bertino, chi ti ha insegnato a dire queste cose?
– Tu. Ieri hai detto che mamma era tanto brava, ma quando ci si metteva sapeva davvero rompere le palle.
– Ora non è che devi ripetere tutto quello che dico. Voglio dire, hai 6 anni, è anche ora che pensi un po’ con la tua testa, che ti costruisca una personalità!
– Perché? Cosa vuol dire? Cos’è una personalità?
– Lascia perdere. Comunque no, non dico quelle che stanno in silenzio in generale, ma quelle che stanno in silenzio quando conta. Perché è lì che capiscono.
– Capiscono cosa?
– Capiscono che uomo hanno davanti. Perché stanno zitte per vedere l’uomo che fa la cosa giusta. Credo sia una cosa come un loro trucco per trovare quello che cercano. Ora non so bene se sia per tutte così, ma per tua madre lo era.
– Tu vuoi ancora bene alla mamma?
– Certo!
– Anche se non c’è più?
– La cosa tremenda è proprio questa. Che quando una persona non c’è più, in certi momenti, ti sembra di volerele così tanto bene come non gliene hai mai voluto.
– E lei stava tanto in silenzio?
– All’inizio non parlava mai. Se si trattava di ridere non si tirava certo indietro, ma quando si trattava di cose importanti, quando capiva che la puntavo…
– Cosa vuol dire che la puntavi?
– Quando capiva che volevo diventasse la mia fidanzata…
– Capito. Io punto Cecilia, sai, papà!
– Cecilia è molto bella… pure la mamma è niente male.
– Che hai detto papà?
– Che la mamma anche deve essere una brava persona.
– Sì! Pensa che tutti i giorni le dà un sacchettino con personaggi diversi disegnati sopra e ci mette dentro la merenda.
– Che brava! E tu facevi la cosa giusta quando mamma stava in silenzio?
– No. Quasi mai.
– E come avete fatto a fare me.
– Diciamo che dopo estenuanti tentativi e una sua pazienza interminabile, un paio di cose buone le ho fatte, e una di queste sei stato tu.
– Con un padre così imbranato, sono stato proprio fortunato.
– Bertino! Ahahah, direi proprio che abbiamo avuto un gran culo.
– Gran culo!!!
– Porc…
– Porc!!!!
– ……………..

 

[ canzone ]

l’importanza della location

– Come guardare un film bellissimo…
– Ambientato dove?
– Ma dove ti pare.
– I film bellissimi sono ambientati in posti ben precisi. Immagina Santa Maradona senza Milano.
– Va bene. Allora. Come guardare un film bellissimo… Ma scusa, Santa Maradona non era ambientato a Torino? E poi, tutto il bene che possiamo volere a Ponti, ma avrei trovato esempi più appropriati.
– Allora non sei scemo dalla testa ai piedi. Forse solo fino alle tibie. Infatti l’ho catalogato tra i film “significativi”, e tu hai dato due risposte giuste su due. Bomber!
– Quindi… immagina che ti prendi un giorno, uno solo in cui dici oggi penso e sto male, oggi mi godo tutta la nostalgia che per un motivo o per l’altro mi sono lasciato per strada. E allora tra attimi di puro annullamento a guardare il mare e una mezza dozzina di caffè, perché comunque non fare un cazzo facilita il sonno, decidi di guardarti un film, ma ad una sola condizione: deve essere bellissimo. Così ne scegli uno…
– Ambiento?
– Ambientato in Sicilia.
– Oooh.
– Ne scegli uno…
– Puoi tornare alla prima persona. Ho una ragione labile. Non vorrei influissi negativamente sulla mia volontà. Poi mi convinco di avere visto un film ambientato in Sicilia, ma di cui non ricordo la trama e allora il cervello va in pappa.
– Scelgo un film…
– Grazie.
– Un film ambientato in Sicilia, che ti prende così tanto che se tutto fosse andato come prevedevi a quindici anni, era questione di ore che ti saresti fiondato su un areo, con destinazione una qualunque città della trinacria. E questo film te lo porti dietro, e mentre sei ancora impregnato di quegli odori, quei colori, ecco che ti compare una notifica su Facebook: quella si sta svegliando in Sicilia con tizioqualunque….
– A te arrivano le notifiche di quando si sveglia la gente? Cos’è, una nuova app?
– Ma no. Ha postato una foto di una vista da casa. Era mattina. Due più due.
– Quale sarebbe la morale di tutto questo? Che uno in Italia sogna di andare in Sicilia e qualcuno nel mondo ci andrà davvero?
– Non c’è morale. Ci sono le cose cambiano e ti consoli accorgendoti che cambiano e illustrando il processo a un amico stronzo, tanto per evitare di pensare che quel tizioqualunque saresti potuto essere tu.
– Mi dispiace.
– Ma figurati. Ormai è quasi acqua passata.
– No, mi dispiace che tu non avessi visto prima Nuovo Cinema Paradiso.
– Bravo, proprio quello ho visto. C’ho ancora i brividi quando ci penso.
– A chi lo dici.
– Pure a te ha fatto pensare a qualcuna?
– No. Io sono sentimentalmente agnostico, dovresti saperlo. A me è rimasto impresso per il matto che reclamava la proprietà di quella piazza. “Andate via, andate via…”. E faceva esattamente quello che facciamo noi col passato. Che vorremmo che nessuno ce lo toccasse. Che nessuno cambiasse una virgola dei posti in cui abbiamo vissuto, di quello che abbiamo provato e anche le persone vorremmo restassero le stesse. Ma il tempo passa e le piazze cambiano. E tutto il passato che c’hai in testa è sempre più una roba personale, fatta di dettagli e cose che manco si possono spiegare. Diventa tutto una specie di sogno.
– Forse per compensare il tempo davanti che si accorcia e tutto sembra sempre più perentorio, ormai dato e così troppo reale.
– Se solo tu avessi un culo della madonna e fossi privo di pene!
– Quante volte ce lo siamo detti.
– Eh, già.
– Però ora non guardarmi così. E dì al maestro di suonarcene una. Digli di suonarci proprio quella.
– Glielo sto dicendo. Solo il tempo di svestirlo… sollevare la testina… appoggiarlo…. ecco…

PLAY [ canzone ]